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If you have built castels in the air,
your work need not be lost;
that is where they should be.
Now put the foundations under them.
[Henry Thoureau]
La citazione di Thoureau, scelta da Lipman, ci permette di comprendere
come il progetto della philosophy for children nasca in modo simile ad
un¹utopia. Si tratta di un processo ricco di slancio e di difficoltà, un
invito alla
formazione di classi scolastiche ove sviluppare il pensiero, l¹indagine,
la ricerca, al fine di creare una comunità in grado di promuovere istanze
di democrazia partecipata, di favorire l¹approccio critico, la tolleranza
e il
senso della condivisione.
Tutto ciò, agli occhi di Lipman, pareva un castello in aria nei primi anni
Settanta, ma, anche oggi, non sembra tanto diverso da un sogno. Ma i sogni
e le utopie, talvolta, permettono di pensare nuovi scenari, di indicare
soluzioni e direzioni altrimenti impercorribili ed inimmaginabili. A
Padova c¹erano tante persone, soprattutto tanti insegnanti, desiderosi di
continuare il sogno e di sperare in una scuola ed in una società
differenti. Riteniamo non sia di poco conto che tale progetto, con le
importanti implicazioni politiche ad esso connesse, sia stato proposto in
una Università così prestigiosa. L¹impressione è che anche all¹interno del
mondo accademico la proposta della philosophy for children inizi a
suscitare reale interesse, incominci a porre rilevanti interrogativi.
La pluralità di prospettive espresse dai numerosi relatori del convegno ha
permesso di comprendere le differenti e ricche declinazioni di questo
movimento. Ci siamo trovati innanzi ad una pratica filosofica variegata,
ricca di sfumature, attenta alla complessità della nostra condizione.
Dopo il saluto video-registrato di Lipman c¹è stato l¹intervento di Ann
Margaret Sharp, sua stretta collaboratrice, che ha permesso di comprendere
in modo organico i successivi interventi, ha sottolineato, infatti,
l¹importanza di un ragionamento critico e quindi capace di autocorrezione,
di un pensiero creativo, in grado di possedere originalità ed autonomia,
ma anche di un ragionamento etico e morale, legato alla sfera emotiva del
soggetto. Come ci suggerisce Mottana infatti «è anche indubbio che occorra
migliorare la nostra relazione con il mondo delle emozioni, nel senso di
tenerne maggiormente conto, di dar loro cittadinanza e di evidenziarne la
grande portata educativa e conoscitiva». La comunità di ricerca che la
philosophy for children costruisce in aula propone silenzi, riflessività,
indipendenza, creatività, autocorrezione da parte del singolo e del
gruppo; vuole muovere da ciò che è noto a ciò che è ignoto, permettendo
l¹esplorazione, il confronto.
Il soggetto viene così messo nelle condizioni di prendere decisioni e
condurre azioni, nella pluralità di proposte e condizioni che il mondo
propone/impone, ove mancano punti di riferimento e tutto cade nel campo
del «relativo». «La modernità democratica, e questa è anche la sua
grandezza, ha fatto progressivamente di noi degli uomini senza guida, ci
ha posto a poco a poco nelle condizioni di dover giudicare da soli e di
dover fondare da soli i nostri punti di riferimento». La società moderna
si caratterizza per il fatto di aumentare moltissimo i comportamenti di
scelta rispetto ai comportamenti di routine. Mancano modelli di
generazioni precedenti cui fare riferimento: la situazione è sempre
mutevole, repentina nei cambiamenti.
Questo rende particolarmente difficile la trasmissione di valori. Ci
troviamo di fronte ad una velocità di mutamenti, ad una continua
trasformazione della vita organizzata; assistiamo ad una pluralità di
valori nella stessa società; mancano identità coerenti. L¹avvento delle
nuove tecnologie, inoltre, pone questioni etiche fondamentali; serve
un¹elaborazione culturale adeguata. Internet amplifica la possibilità di
acquisire conoscenze e di rapportarsi a mondi e campi sempre nuovi e
diversi. Si è costantemente chiamati a fare delle scelte e quindi a
chiarire a sé ed agli altri quali sono i criteri in base a cui si compiono
tali scelte e l¹orizzonte di senso in cui si compiono queste scelte. La
libertà porta con sé la capacità di essere elastici, di gestire situazioni
sempre diverse, di lasciarsi interrogare da persone ed eventi con il
rischio di non conoscere la risposta. Nella società moderna diviene
fondamentale l¹etica della responsabilità verso se stessi, gli altri, le
istituzioni ed il mondo intero (coscienza economica, ecologica, politica).
Qui di seguito riportiamo alcune tracce dei diversi interventi dei
relatori venuti dall¹estero ascoltati a Padova, proprio per evidenziare la
pluralità delle attenzioni e delle direzioni verso cui la philosophy for
children si sta volgendo. Educare alla non violenza con la filosofia. Un
percorso didattico per la scuola è il titolo dell¹intervento di Michel
Sasseville della Università di Laval, Quebec, Catherine Audran e Caroline
Cinq-Mars di La Traversee,
Quebec. La violenza è una realtà presente in un momento storico come il
nostro ove sono in atto molti conflitti e diverse guerre nazionali ed
internazionali. Come è possibile prevenire l¹avvento della violenza? La
philosophy for peace, ovvero una philosophy for children attenta ai temi
della violenza e delle sue conseguenze, riflette intorno al valore della
pace (internazionale, sociale/istituzionale, interpersonale). Si tratta di
un progetto messo in atto per incrementare un pensiero creativo e critico
in soggetti che possano abitare una società democratica e tollerante.
Nello specifico questo progetto ha creato équipe di lavoro in cui sono
presenti psicologi e filosofi per un lavoro di prevenzione degli abusi
sessuali in una fascia di età tra gli otto e gli undici anni. L¹approccio
utilizzato è il metodo della philosophy for children e la finalità è
quella di incrementare la fiducia in se stessi, di costruire una identità
fondata sull¹autostima che permetta a chi subisce violenza di comprendere
ciò che accade, di dare un significato agli eventi e di reagire alla
situazione cercando aiuto e sostegno.
Daniela Camhy della Università di Graz, Austria, è intervenuta su La
discussione filosofica con gli alunni: un approccio interculturale.
Razzismo e xenofobia sono un grave e serio problema multiculturale in
europa, e non solo. Quali sono le possibili strategie per cambiare questo
orizzonte di intolleranza? Siamo in grado di sviluppare le abilità
necessarie per avere relazioni internazionali e interculturali
soddisfacenti? L¹immigrazione è l¹esito di un processo di globalizzazione
dell¹economia, della politica, dello sviluppo, della crescita dell¹
interdipendenza tra genti e nazioni che gli Stati mondiali dovrebbero
affrontare in modo profondo e da differenti angolature. Se davvero
accettiamo una società multiculturale e riconosciamo uguali diritti a
tutti dobbiamo sviluppare abilità proprie delle relazioni interculturali
ed internazionali. Tali abilità sono, fra le altre, la cooperazione,
l¹apertura alle idee ed agli usi e costumi non famigliari, il rispetto dei
differenti punti di vista, l¹abilità comunicativa, la capacità di vedere
conflitti e differenze come modi per acquisire nuove percezioni attraverso
il pensiero critico, l¹abilità di negoziazione, la capacità di cercare
alternative possibili. La comunità di ricerca che il curricolo della
philosophy for children costruisce promuove e tende ad incrementare queste
possibilità personali e di gruppo.
Philosofhy for Children e educazione morale è il titolo dell¹intervento di
Megan Laverty della Montclaire State University, New Jersey, che ha
sottolineato l¹importanza attribuita al dialogo filosofico per permettere
al soggetto di individuarsi come tale e come parte di una umanità nei
confronti della quale ha doveri etici e morali. Il dialogo filosofico
permette la negoziazione delle idee, sviluppa l¹autocorrezione e la
capacità di ascolto, permette il confronto dei soggetti sul «come» vivere;
diviene pratica etica soggettiva ed intersoggettiva; «continua a
persuadermi l¹idea che la fiducia nello sforzo di comprendere e di
spiegare sia la risorsa più importante in qualsiasi difficoltà dell¹
esistenza».
Marie-France Daniel del Cirade, il Center of Interdisciplinary Research on
Apprenticeship and Development in Education, della University of Montreal,
Canada, è intervenuta su Il ruolo della discussione nello sviluppo
affettivo e emotivo. La discussione e l¹approfondimento risultano
strumenti di grande valore per la promozione di un percorso di
valorizzazione del patrimonio affettivo ed emotivo degli individui. In
questa prospettiva il metodo della philosophy for children costituisce un
importante approccio. La comunità di ricerca diviene il territorio dove
poter affrontare correttamente il tema delle emozioni. Ogni bambino può
confrontare il proprio vissuto emotivo con quello degli altri senza il
timore di essere giudicato o non compreso.
Walter Kohan, della Università di Rio de Janeiro, Brasile, ha trattato
degli Aspetti filosofico-politici nella filosofia coi bambini, esponendo
alcuni elementi filosofici e politici dell¹esperienza di lavoro avuta con
i bambini e ponendo alcuni quesiti aperti. Innanzitutto: cosa si intende
per filosofia? e poi, cosa si intende per infanzia? Per arrivare a porre
l¹attenzione sul tema dell¹insegnamento con la domanda: cosa significa
insegnare ed apprendere? Infine una domanda fondamentale: perché
avvicinare la filosofia ai bambini? In questo intervento Walter Kohan si è
soffermato in modo particolare sull¹importanza politica di questo incontro
fra bambini e filosofia. Kohan ritiene che la filosofia possa considerarsi
un¹esperienza di pensiero in grado di mettere in discussione la nostra
verità; interviene in questo modo nel processo formativo. La filosofia
come evento trasformatore, come possibilità di mutamento del reale.
E¹ stato poi il momento di Irene
de Puig, di Barcellona, con un intervento su L¹ecodialogo, e
l¹illustrazione di un progetto che si occupa di «educazione ambientale»,
nel cui contesto vengono impiegati materiali di vario genere (quadri,
musiche, giornali) diversi dai testi e dai manuali ideati da Lipman. A
questo proposito Marina Santi ha sottolineato come sia importante
utilizzare i testi (con relativi, fondamentali, manuali d¹uso per gli
insegnanti) per chi non è ancora esperto nel metodo di costruzione e
conduzione/facilitazione della comunità di ricerca. Una volta che si ha
dimestichezza col curriculo è ovviamente interessante anche sperimentare
nuovi materiali stimolo per la discussione filosofica. L¹esperienza
proposta da Irene de Puig va certamente in questa direzione e dimostra
come stretto e convincente sia il legame fra filosofia e rispetto dell¹ambiente.
Dopo aver provato, in modo certamente incompleto, ad offrire una sguardo
sui contributi dei relatori giunti dall¹estero, torniamo a considerare i
contenuti proposti dai rappresentanti italiani del «movimento» della
philosophy for children. Nella seconda giornata di lavoro si sono
avvicendati gli interventi di Marina Santi, Maura Striano e Antonio
Cosentino.
Marina Santi, che insegna presso il Dipartimento di Scienze dell¹Educazione
dell¹Università di Padova, nella sua relazione intitolata Insegnare ad
apprendere nella comunità di ricerca, ha posto l¹accento sul concetto di
«comunità di ricerca», da intendersi sia come contesto di
apprendimento-insegnamento in cui vengono attivate le sessioni
filosofiche, sia come obiettivo educativo fondamentale del curricolo.
Nella philosophy for children, secondo Marina Santi, si costruiscono
comunità attraverso la ricerca intellettuale, in vista non solo della
critica e della crescita della sophia, ma anche dello sviluppo della
consapevolezza e della riflessione, della condivisione di significati e
della promozione di una solidarietà umana fondata su base razionale. La
comunità di ricerca filosofica è al contempo comunità di pratica, poiché
filosofare è un modo di essere nel mondo, comunità di discorso, poiché
filosofare è argomentare, comunità di apprendimento, poiché in essa si
co-costruisce conoscenza e comunità socio-culturale, poiché diviene luogo
di incontro fra diversità.
Maura Striano, che insegna presso il Dipartimento de Scienze dell¹Educazione
e dei Processi Culturali e Formativi dell¹Università di Firenze, nel suo
intervento Filosofia della conoscenza nei contesti di formazione, ha
evidenziato quanto ogni sapere si mostri caratterizzato da una specifica
struttura epistemica e sia regolato da una serie di caratteristiche di
accesso al conoscere. Questi elementi orientano i processi di costruzione
della conoscenza inscritti nel sapere in questione e determinano la
configurazione dei prodotti conoscitivi che in esso vengono veicolati. Per
potere individuare le vie e le modalità di accesso più adatte perché i
soggetti in formazione possano «entrare» attivamente e consapevolmente nel
sapere filosofico bisogna pertanto partire da una analisi di tali
elementi. L¹accesso al sapere filosofico, per Maura Striano, viene a
configurarsi come un accesso «euristico» ed «operativo», che permette ai
soggetti in formazione di «entrare» direttamente nella sua struttura
epistemica, di impadronirsi dei suoi strumenti esplorativi e conoscitivi,
partecipando in modo sempre più «legittimo» ai processi di costruzione
della conoscenza che vi si iscrivono. E¹ proprio la «comunità di ricerca
filosofica» di Lipman, seguendo il pensiero di Maura Striano, a proporsi
come soggetto epistemico in evoluzione dinamica, in cui tutti i
partecipanti svolgono un ruolo attivo e responsabile e contribuiscono alla
co-costruzione di un prodotto conoscitivo collettivo.
Antonio Cosentino, direttore del Crif, Centro di Ricerca per
l¹Insegnamento Filosofico, e docente presso l¹Università della Calabria,
nella sua relazione intitolata Teoria e pratica nella formazione dei
docenti. Il modello della philosophy for children, ha sviluppato e
sostenuto alcune tesi fondamentali. Innanzitutto che il modello di
formazione dei docenti-facilitatori per l¹utilizzazione del curricolo
della philosophy for children.abbia i requisiti per proporsi
legittimamente come strategia generalizzabile di formazione dei formatori.
Inoltre tale modello fornisce una risposta convincente al problema del
rapporto fra conoscenza dichiarativa e conoscenza procedurale (teoria e
pratica) nello sviluppo della professionalità docente. Fornisce, poi, una
risposta promettente al tradizionale riduzionismo professionale dei
docenti incanalato nei binari della tradizione «pedagogica», aprendo alle
categorie della andragogia (relazione con l¹educazione degli adulti) e
della management education (relazione con l¹organizzazione dell¹istituzione
scuola).
Le sollecitazioni proposte in queste giornate padovane non si sono
esaurite con le relazioni sopra descritte, ma hanno avuto modo di
proseguire con la descrizione delle più significative esperienze italiane
di philosophy for children. Sono state esposte in modo chiaro ed
avvincente le diverse progettualità che da qualche tempo stanno
coinvolgendo sempre più individui nel nostro paese, da Cagliari a Cosenza,
da Varese a Cesena, da Rovigo a Pisa, da Padova a Grosseto. Prima di
concludere vorremmo presentarvi, insieme alla notizia che presto partirà
un Corso di Specializzazione in philosophy for children presso l¹ateneo
patavino, un¹agenda, un momento del lavoro emerso dalla «tavola rotonda»
alla quale hanno partecipato, oltre ai relatori sopra menzionati, anche
Enrico Berti, Luca Illeterati e Alessandro Volpone. Pensiamo possa essere
interessante per ognuno di noi fermarsi a riflettere intorno alle domande
emerse da questa importante «comunità di Ricerca». Un opportunità per
riflettere, una possibilità per intendere la filosofia come
partecipazione.
Agenda
Che idea abbiamo di «filosofia» quando parliamo di «filosofare» nella
philosophy for children?
Che differenza c¹è nella philosophy for children tra
«filosofare» e «pensare»? (Luca)
Può esistere un doppio binario di filosofare nelle scuole
con finalità diverse? (Alessandro)
La filosofia interessa solo ai filosofi?
La filosofia è in grado di sopportare un suo uso strumentale? (Enrico)
Filosofia è qualsiasi tipo di pensiero? (Patrizia)
Quali problemi non sono filosofici o non lo diventano? (Irene)
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