Una insegnante di filosofia liceale alla scuola elementare               

 di Elisabetta Lo Bue

Pur svolgendo la professione di insegnante di filosofia e storia nei licei con molto entusiasmo da sette anni, non mi era mai capitato di vivere un setting  così interessante come quello che si è venuto a creare con i bambini della scuola elementare Minutoli, dove conduco tutt’ora  un  corso  sperimentale di Phylosophy for Children (P4C).

 

Avendo avuto a che fare spesso con strutture di pensiero di adolescenti problematici, talvolta in situazione di handicap (per due anni sono stata insegnante di sostegno) da un po’ di tempo, ritenevo opportuno dovere “intervenire” precedentemente più che con lo studio, con la “pratica filosofica”, per evitare che molte delle potenzialità dei miei allievi, abortissero nelle maglie del sistema scolastico istituzionalizzato. Questo bisogno -che avverto profondamente anche adesso, quando mi trovo di fronte ragazzi fortemente demotivati ad apprendere, depressi, con disturbi di concentrazione, affettivi e di comunicazione- è stato pienamente soddisfatto dall’esperienza di P4C, ad oggi in fieri, per la quale ringrazio sentitamente, i bimbi, con cui la sto attuando e i miei formatori, che mi hanno dato gli strumenti, metodologici, didattici necessari (e non solo quelli)  per portarla avanti.

I gruppi, con i quali lavoro sono due, il primo costituito da otto bimbi quasi tutti appartenenti alla stessa classe, tranne tre, la cui età oscilla dai sette ai nove anni, l’altro formato da sedici bimbi, eterogenei per età e per estrazione sociale, di otto nove e dieci anni.

Attraverso il metodo della P4C, i miei piccoli allievi ed io abbiamo avuto modo di affrontare svariati argomenti, di confrontarci di crescere insieme e di arricchirci umanamente, con un feed back intenso e profondo, nel quale io ho comunicato una metodologia di approccio strumentale sì, ma fortemente problematica, che conduce alla sostanza delle cose, senza per questo portare alla presunzione di “de-finirle” una volta per tutte, loro mi hanno dischiuso l’uscio dei loro meravigliosi mondi interiori e delle loro più inquietanti e recondite paure, talvolta ho avuto la sensazione di camminare in punta di piedi tra oggetti delicati e preziosissimi, ossia pensieri,  ricordi,  sogni e  aspirazioni di queste piccole grandi menti senzienti e pensanti. Ciò che ho notato, e ha confermato una mia intuizione, è che i bimbi più piccoli o il cui pensiero è meno “strutturato” hanno delle capacità che definirei filosofiche. Un giorno parlando di “che cos’è una distinzione”, Danilo (sette anni) mi ha detto: “Due sedie possono essere diverse e insieme uguali, diverse, perché una è rossa e l’altra è gialla, uguali perché, comunque, pur essendo di colore diverso, sono sempre sedie”. Oltre a ricordarmi la permanenza della sostanza ed il mutare degli accidenti di matrice aristotelica, ritengo che, il ragionamento di Danilo, dimostri una buona flessibilità di pensiero, poiché non esclude che, una cosa, pur avendo caratteristiche diverse, rimanga ciò che è sempre stata.

Matteo (sette anni) alle domande “in che modo un pensiero e un ricordo e un pensiero e un sogno, possono essere due cose diverse” ha risposto: “Un pensiero è qualcosa che ti viene in mente, un ricordo è un pensiero di un momento passato.Un sogno è un pensiero animato che viene mentre dormi.”

E a proposito di sogni, durante una sessione è venuta fuori, del tutto inaspettatamente, una domanda, che è stata scelta con entusiasmo dai bambini, riguardante “un sogno strano”. Mi ha molto colpito come è sorta, poiché è stata determinata da un passo del libro al quale non avevo fatto caso, leggendolo precedentemente, ma i bambini, al contrario di me, non solo l’avevano notato, ma hanno scelto unanimemente la domanda riguardante il sogno come base del piano di discussione[1]. Dopo aver concordato che per “strano”, in questo caso, si intende “qualcosa di fantasioso e che ci fa ridere”, hanno accolto con grande slancio la mia proposta di raccontare un sogno strano. Nel corso di quella sessione i miei bambini mi hanno davvero stupito ed emozionato, ritengo che molta produzione artistica, da Escher a Chagall, da Kandinsky a Munch, così come molta produzione fumettistica, possa trovare una spiegazione nel pensiero creativo infantile. Riporto alcuni dei sogni che mi hanno particolarmente colpito. Eugenia (otto anni): “Io ho sognato che ero in un labirinto con un fantasma e ogni volta, che trovavo una via d’uscita, entravo in un altro labirinto, e poi in un altro ancora, poi entravo dentro un quadro, quando riuscivo ad uscire, entravo dentro un circo, e poi dal circo entravo nel mare infinito e anche lì non c’era via d’uscita”. Giacomo (nove anni): “Io ho sognato di correre così forte, ma così forte che ad un certo punto mi sono guardato i piedi e al loro posto avevo due razzi!”. Dario (dieci anni): “Nel sogno mia sorella mi aveva regalato un libro dove non c’era scritto niente, io lo aprivo ogni giorno, per controllare ma non c’era ancora scritto niente, un giorno lo riapro e il libro scompare”.Giacomo (nove anni): “Nel mio sogno, stavo salendo a casa e mentre salivo scendevo”. Eugenia: “Ho sognato di essere con il mio maggiordomo, che era morto, e dalla bara mi diceva: lasciatemi in pace”. Roberta (otto anni) “ho sognato di essere con i miei amici sotto casa e c’era il terremoto però non crollava niente”. Emilio (nove anni): “Nel sogno io ero nel mio letto, ad un certo punto si apriva e sprofondavo nell’oscurità”.

Dato che la sperimentazione ha avuto inizio tre mesi fa, io ed il direttore abbiamo chiesto ad alcuni bambini di scrivere cosa ne pensavano di questa esperienza. Giuliana (sette anni) ha scritto: “La filosofia è uno studio in cui si discute su un argomento, si pongono delle domande e si cercano insieme delle risposte. Essa richiede calma e concentrazione. La filosofia ha aiutato molto l’uomo e gli ha insegnato a ragionare. Io ho imparato molto dalla filosofia, mi piace imparare a pensare cose nuove! In questi giorni io e i miei compagni ci siamo divertiti molto e siamo contenti di partecipare a questo studio: la filosofia. ”  Marco (nove anni) ha scritto: “Circa tre mesi fa, abbiamo iniziato un progetto scelto dal nostro direttore, ossia un corso di filosofia; phylosophy for children. Questa iniziativa è stata per me molto interessante, perché mi ha permesso di conoscere un po’ meglio il comportamento dell’uomo. Durante questo corso la professoressa Elisa, ci ha mostrato come da una semplice domanda, può nascere un’aperta discussione. Attraverso alcuni brani, tratti dal libro Pixie, letti da me  e dai miei compagni abbiamo scoperto come sia possibile capire da una semplice frase, per noi priva di senso i problemi di una nostra coetanea (Pixie). Durante il piano di discussione, ognuno di noi esprimeva il proprio parere sui problemi di un compagno di Pixie in particolare (Bruno), Pixie cercava spesso di dialogare  con lui per provare a conoscerlo un po’ di più, perché attraverso alcuni atteggiamenti, aveva capito che era un ragazzo sensibile. In particolare la cosa che più mi è piaciuta è il fatto di poter discutere su quello che abbiamo capito, coinvolgendo tutta la classe  e farci pensare a cose di cui spontaneamente da soli non avremmo mai parlato. La cosa importante è il modo con cui formulavamo le domande, dalle quali poi creavamo il piano di discussione. Voglio concludere ringraziando la professoressa, che è stata molto paziente con noi, per avermi insegnato che non bisogna giudicare una persona soltanto con delle ipotesi, ma cercando di capire più profondamente i suoi sentimenti”.  

 

In una sessione abbastanza recente, Danilo (sette anni), mentre parlavamo di tutt’altro, mi ha chiesto: “Maestra, ma a che scopo facciamo la filosofia?” ed io: “ secondo te?” lui ci ha riflettuto su un poco è mi ha detto: “scusa maestra se te lo chiedo è perché non lo so, quindi me lo devi dire tu”,  a questo punto è intervenuta in mio soccorso Gloria che ha detto “secondo me, è perché i grandi vogliono che impariamo a pensare presto” ed io dentro di me ho pensato “peccato che molti grandi non sanno pensare bene come i bambini”


[1] . Per inciso quello che mi sorprende è la capacità che i bimbi hanno di ricordare immediatamente e minuziosamente il testo, anche se, a prima vista, sembra che non ascoltino o che facciano altro mentre leggiamo.