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...da aggiungere al manuale (A. Cosentino) Praticando la P4C, sicuramente è capitato ad ogni docente-facilitatore di trovarsi di fronte ad un tema di discussione completamente imprevedibile (né previsto dal manuale). Quello che il facilitatore deve fare in una circostanza simile somiglia alla scrittura “al volo” di nuove pagine di manuale. Qui di seguito riporto la mia personale riflessione e qualche suggerimento operativo su un argomento emerso e discusso in una sessione da me condotta.
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Il Prisma dei perché Cap. I Idea-guida: Figuracce
Aristide fa una “figuraccia” quando, non avendo ascoltato le spiegazioni del suo insegnante, alla domanda “Che cos’è che ha una lunga coda e gira intorno al Sole una volta ogni 77 anni?” risponde “un pianeta”. Il tema delle “figuracce” ha a che fare con le convenzioni sociali e con la correttezza delle risposte in rapporto a determinati contesti. Così, potremmo considerare “figuraccia” un comportamento che non corrisponde ad aspettative e a norme che vengono riconosciute valide all’interno di una determinata rete di relazioni intersoggettive. Per chiarire meglio il significato di “figuraccia”, pensiamo a qualche esempio: - Presentarsi a casa di amici all’ora di cena con un vassoio di dolci il giorno prima rispetto al giorno per cui si è invitati. - Mandare un messaggio molto confidenziale alla persona sbagliata. - Non ricordare la propria data di nascita. Che la “figuraccia” dipenda dalla relazione tra identità individuale e norme collettive si può rilevare osservando come cambia la situazione se a non ricordare la data di nascita è un bambino piccolo. Se, per fare un altro esempio, un docente di storia non ricorda l’anno dell’unificazione italiana, incorre sicuramente in una “figuraccia”; ma, se la stessa cosa capita ad uno studente della scuola di base, la cosa può essere considerata normale. Possiamo ritenere che in ogni contesto socio-culturale esiste una sorta di codificazione delle soglie di ammissibilità dell’errore e che tale codice contiene non solo le norme, ma anche le corrispondenti sanzioni che prendono la forma di risposte emotive negative (frustrazione, chiusura, abbassamento dell’autostima, ecc.) generate dall’interiorizzazione delle norme: senza la consapevolezza di aver infranto un modello di comportamento ritenuto corretto dalla maggioranza, non posso incorrere in nessuna “figuraccia”. Gli adolescenti sono particolarmente sensibili al pericolo della “figuraccia”. Nell’età in cui l’approvazione sociale riveste particolare rilevanza (rispetto a gruppi sempre più ampi), la paura di sbagliare può essere un potente ostacolo alla comunicazione ed all’interazione sociale. Sono tanti gli studenti che si esprimono in classe soltanto quando sono chiamati a riferire su argomenti che hanno diligentemente appreso dal libro, ma sono letteralmente terrorizzati da un invito a pensare con la propria testa, perché, in questo secondo caso, ritengono più facile incorrere in errori. Indubbiamente questo sistema di norme e di sanzioni relative a risposte e a comportamenti che un gruppo sociale considera inadeguati svolge importanti funzioni, sia di tipo cognitivo che etico-sociale. Tuttavia esso può diventare una gabbia che ostacola l’espansione del sé ed il suo sviluppo in direzione dell’autonomia e della creatività se viene assunto in modo troppo rigido. Una discussione della “comunità di ricerca” su questa tematica può aiutare a prendere coscienza di tutto il meccanismo e, quindi, ad alleggerire la “figuraccia” dal pesante senso di colpa che normalmente l’accompagna. L’esperienza stessa della “comunità di ricerca” aiuta i ragazzi a smontare provvisoriamente l’apparato di regolazioni nella misura in cui valorizza tutte le risposte come proposte e tentativi importanti per lo sviluppo della ricerca. PIANO DI DISCUSSIONE
ESERCIZIO Fare un elenco di comportamenti (colonna sinistra) e un elenco di situazioni (colonna destra) e segnare i collegamenti che danno luogo a “figuracce”.
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