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LETTURE FILOSOFICHE
Bibliografia ragionata (a cura di Maria Lupia) p. 9 |
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∙Richard H. Popkin, Avrum Stroll, Il dovere del dubbio, Il saggiatore , Milano, 2004
Gli autori: Richard H. Popkin, professore emerito di filosofia alla Washington University di Saint Louis, Missouri, e professore aggiunto alla University of California di Los Angeles, è considerato uno dei maggiori esperti di filosofia scettica; Avrum Stroll insegna filosofia alla University of California di San Diego.
Nella sua forma più radicale, lo scetticismo, negando la possibilità di conoscere qualsiasi verità o realtà e rifiutando di costruire vere e proprie argomentazioni a sostegno di tale negazione, per non cadere in contraddizione, ha la funzione secondo gli autori di stimolare lo sviluppo della filosofia. La quale è, infatti, cresciuta in antitesi ma anche in simbiosi con le sue provocazioni. Attraverso i percorsi paralleli della filosofia dogmatica e di quella scettica, il dovere del dubbio presenta la filosofia secondo la tradizionale suddivisione in metafisica, teoria della conoscenza, etica, filosofia politica e filosofia della religione. La convinzione che non esistano verità assolute svolge nella realtà sociale un ruolo positivo e foriero di sviluppo ancor oggi: alimenta la tolleranza e sostiene forme di garanzia democratica, ma orienta anche scelte individuali, tutt’altro che facili (aborto, eutanasia, …), implicanti l’assunzione di posizioni filosofiche su cui sarebbe necessario esercitare la facoltà del dubbio. |
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∙Karl R. Popper, Le fonti della conoscenza e dell’ignoranza, il Mulino, Bologna, 2000
L’autore (Vienna 1902- Londra 1994) è uno dei più famosi filosofi contemporanei. Formatosi a stretto contatto con il Circolo di Vienna, non ne fece mai parte; La logica della scoperta scientifica, sua prima opera, ne rappresenta, infatti, una critica radicale. Egli muove dalla critica humiana del procedimento induttivo- secondo cui è logicamente impossibile giustificare una conclusione universale partendo dall’analisi di una somma finita di casi particolare- al fine di contestare la possiblità stessa della verifica delle proposizioni scientifiche. E sottolinea che, in ogni caso, anche se nessun numero di esempi confermanti può giustificare la verità di una proposizione universale, è sufficiente un solo esempio cont5rario per dimostrarne la falsità: una dimostrazione che significa falsificazione. L’epistemologia di Popper ovvero il suo razionalismo critico si caratterizza proprio come falsificazionismo e metodo ipotetico-deduttivo, Tra le sue opere si segnalano: Che cos’è la dialettica (1937); La società aperta e i suoi nemici (1945); Miseria dello storicismo (1957); Congetture e confutazioni (1962); Conoscenza oggettiva (1972); Poscritto alla Logica della scoperta scientifica(1983).
Il testo comprende due saggi che, nonostante la loro brevità caratterizzano l’impostazione filosofica oltre che l’impegno culturale e politico di Popper. Egli ama interrogarsi ed esprimersi sulla validità della nostra conoscenza - problema filosofico per antonomasia- non solo per affinare l’atto speculativo, ma per offrire anche prospettive filosofiche che non siano appannaggio di un’élite, bensì di ogni essere umano. Prendendo le distanze tanto dall’empirismo quanto dal razionalismo, Popper non intende difendere alcuna fonte privilegiata di verità: egli considera dannoso mirare idolatricamente alla certezza e all’oggettività della scienza. La conoscenza, come peculiarità umana, è attraversata da pregiudizi, sogni e speranze. Per questo possiamo solo procedere per confutazioni, attraverso il riconoscimento e l’eliminazione degli errori, che potremo meglio individuare se saremo più consapevoli della nostra imperfezione. |
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∙Iacques Derrida, Aporie, Bompiani, Bologna, 2004
L’autore (Algeri, 1930- Parigi, 2004), è considerato uno dei più interessanti filosofi del nostro secolo. Ha studiato all’Ēcole Normale Supérieuredi Parigi. Dal 1983 ha diretto gli studi all’Ēcole des Hautes Ētudes en Sciences Sociales di Parigi. Unitamente ad Heidegger, Husserl e Lacan ha contribuito a rivisitare i concetti e delle categorie proprie della filosofia classica occidentale. Tra i suoi scritti tradotti in italiano, si segnalano: Il sogno di Benjamin (ivi); Stati canaglia (Cortina); La scrittura e la differenza (Einaudi); Margini della filosofia (Einaudi); Politiche dell’amicizia (Cortina); Della grammatologia (Iaca Book); Ecografie della televisione ( Cortina); Spettri di Marx (Cortina); Sulla decostruzione (ivi).
Il sottotitolo, Morire- Attendersi ai “Limiti della verità”,chiarisce l’oggetto del discorso : pensare “secondo l’aporia”. Aporia, letteralmente, significa che non c’è passaggio. Con una scelta paradossale, Derrida usa al plurale il termine per affrontare la questione appunto del passaggio dei confini proprio attraverso una condizione che si presenta come sua negazione, rendendola impossibile. Ed il confine è in relazione alla morte. Essa è la fine, ma anche il confine della vita. La domanda allora è: ma lo passiamo veramente questo confine?“ Il pensiero “secondo l’aporia”- ci dice Derrida- è un pensiero ‹‹ paziente››, che se non sa dove andare, sa però dove sostare, in quell’assenza di passaggio che nasce dallo sfilacciarsi dei confini, nell’indistinzione che questo comporta, e che non può essere tolta, superata, poiché si accresce a mano a mano che ci si approssima alla linea. […] Anziché lasciarsi oltrepassare, il confine si cattura, quasi in un paradosso zenoniano, nella sua infinita divisibilità. […] Il sostare del pensiero si mostra dunque come un sostare inquieto, come l’impossibilità stessa di acquietarsi nella stabilità delle distinzioni, nella sicurezza dell’evidenza. Vi è un forte tratto anticartesiano nel pensiero ‹‹ secondo l’aporia››, a meno che non si segua Cartesio, come ha fatto altrove Derrida, nel folle sporgersi del cogito nell’iperbolicità del dubbio, uno sdoppiamento, un’indecidibilità- tra immaginazione e realtà, tra vero e falso, a cui sembrerebbe impossibile sottrarsi”. […] Se pensare significa rapportarsi alla verità […] questo gesto comporta il tendersi a un limite […] in quanto la verità ha a che fare con il limite, on l’esperienza del confine o dei confini, nella loro indeterminatezza….” |
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∙Paul Watzlawick, Di bene in peggio, Feltrinelli, Miano, 2003
L’autore: lavora dal 1960 al Mental Research Institute di Palo Alto, California e dal 1976 insegna al Dipartimento di psichiatria e scienza comportamentale dell’Università di Stanford.
Nell’agile testo l’autore affronta il problema umano del bisogno di certezze e della ricerca di quelle soluzioni radicali ed ultime che egli chiama ipersoluzioni. E ci mette in guardia contro la ricerca di totalità e dell’alternativa radicale del tertium non daturtale. E’ un atteggiamento i cui effetti sono controproducenti anche quando si è guidati dalle migliori intenzioni. A suo avviso questo approccio alla vita presenta qualcosa di eccessivo che è piuttosto contiguo al fanatismo. Come possibile correttivo suggerisce la saggia concretezza dell’adesione alla realtà e dei piccoli passi. E, comunque, paradossalmente ci mette ancora in guardia contro la possibilità di imbattersi nuovamente nel virus di un nuovo fanatismo, di una rinnovata ipersoluzione, ossia quella del “giusto mezzo” |
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∙Salvatore Natoli, La verità in gioco. Scritti su Foucault., Feltrinelli, Milano, 2005
Natoli dichiara di aver da più tempo avviato una ricerca sui grandi temi della verità, soggettività, cura di sé, relazione con gli altri. Lungo tale itinerario non poteva non incontrare Foucault, con cui si dichiara in grande sintonia, riconoscendogli originalità, concretezza e aderenza alle istanze del presente, ma soprattutto per la sua capacità di cambiare le usuali modalità dell’interrogare e del rispondere. Così facendo, ha offerto una nuova prospettiva del fare teoria, che merita di essere segnalata.
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