LETTURE FILOSOFICHE

 

Bibliografia ragionata

(a cura di Maria  Lupia)

p. 8

∙ Jerome Bruner, La mente a più dimensioni, Laterza, Roma-Bari, 1993

 

Il testo è un interessante contributo alla conoscenza e comprensione delle dimensioni della mente, tra le quali viene enfatizzata quella narrativa. La capacità di narrare così corregge l’unilateralità dell’attenzione riservata agli aspetti logici e sistematici della vita mentale.

∙ F. Michael Connelly e D. Jean Clandinin, Il curriculum come narrazione, Loffredo Editore, Napoli, 1997

 

Come Bruner ha chiarito , il pensiero umano è di tipo bidimensionale, paradigmatico e narrativo. Ma è proprio la modalità narrativa che ci permette di riflettere sull’esperienza. La narrazione “mira ad innescare e a guidare una ricerca di significati all’interno di uno spettro di significati possibili” (Bruner, Laterza, 1993), una modalità di “coniugare la realtà al congiuntivo”.

Il testo degli studiosi nordamericani intende riflettere appunto sull’esperienza degli insegnanti proponendone  una riedizione “come soggetto epistemico consapevole, responsabile degli atti cognitivi e delle azioni concrete attraverso la narrazione critica delle proprie scelte”.

Costituisce, pertanto, un modello di ricerca qualitativa che rivendica un “diritto alla singolarità”, l’affermazione di  “un percorso esistenziale unico e irripetibile”

∙ Olga Liverta Sempio (a cura di), Vygotskij, Piaget, Bruner, Raffaello Cortina, Milano, 1998

 

La studiosa è docente di Psicologia dello sviluppo presso il Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica di Milano.

 

Il volume è di grande interesse perché ci presenta tre illustri autori che hanno dominato la scena della psicologia della cognizione, accomunati da un approccio costruttivistico alla conoscenza. Ognuno di essi ha dato un rilevante contributo tanto alla ricerca quanto per l’intervento psico-educativo.

∙ Lev S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, Laterza, Roma-Bari, 1992

 

L’autore (Gomel, 1896- Mosca, 1934), laureatosi in giurisprudenza a Mosca nel 1917, visse nella Russia rivoluzionaria una molteplicità d’interessi letterari, filosofici e linguistici, prima di approfondire in modo particolare gli studi relativi alla psicologia e alla pedagogia. Benché concentrata in una vita breve, la sua opera rimane ancor oggi di grande valore scientifico.

 

Il libro è considerato il capolavoro della psicologia sovietica ed un classico della scienza del Novecento. L’opera, postuma (1934) e messa al bando nel 1935 dallo stalinismo in quanto divergente dall’impostazione pavloviana, fu ripresa negli anni Cinquanta. Da allora avrebbe influenzato non poco non solo la psicologia sovietica ma anche quella occidentale. Il testo s’incentra sullo studio dei processi cognitivi e sull’origine del linguaggio. L’autore distingue il linguaggio come strumento di comunicazione dal linguaggio come regolazione del comportamento; opponendosi alla teoria piagetiana , Vygotskij ritiene che la funzione interpsichica del linguaggio preceda quella intrapsichica. Il linguaggio allora nasce dall’interazione individuo-ambiente, sebbene sia basato su possibilità strutturali innate: soltanto successivamente diviene ‹‹linguaggio interno›› ed offre un contributo alla strutturazione del pensiero.

∙ Nicla Vassallo, Teoria della conoscenza, Laterza, Roma- Bari, 2003

 

La studiosa è autrice di numerose opere sulla teoria della conoscenza.

 

Nel testo si parla di ciò che è più profondamente radicato nella natura umana: l’aspirazione a conoscere. E’ un obiettivo che ogni essere umano crede di raggiungere quotidianamente grazie alle numerose informazioni che ci provengono dall’ambiente, dagli altri, dalla scienza, dal linguaggio, dalla politica, dall’etica, dalla religione, dall’arte. Un processo continuo che si avvia alla nostra nascita e cessa con la nostra morte. “l’eventualità di rinunciare alla conoscenza ci incute un profondo timore, a causa del rischio che correremmo: la nostra esistenza- afferma Vassallo- si ridurrebbe a un mero vegetare.” Capire che cos’è la conoscenza, quindi, equivale ad acquisire consapevolezza della realtà e della propria identità.

 

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