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LETTURE FILOSOFICHE Bibliografia ragionata (a cura di Maria Lupia) p. 5 |
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∙Michele Di Francesco, La coscienza, Laterza, Roma-Bari, 2000
L’autore insegna filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale, on sede a Vercelli.
Di Francesco si propone di dimostrare come la scienza della mente possa offrire il suo particolare contributo allo studio della dimensione soggettiva e privata dell’esperienza. Per l’autore la riduzione, l’accettazione o il dissolvimento del mistero della coscienza costituiscono “ tre strategie” secondo le quali è possibile approfondire contenuti, argomenti e limiti , disegnando una mappa che rappresenti “almeno le linee essenziali della geografia concettuale di un problema cruciale per la filosofia ( e la scienza) della mente contemporanea.” |
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∙ Richard Rorty, Verità e progresso, Feltrinelli, Milano, 2003
L’autore ( 1931) è uno dei più importanti filosofi contemporanei. Insegna Letteratura comparata e Filosofia alla Stanford University. E’ autore di numerose pubblicazioni, tra le quali, tradotte in italiano: La filosofia e lo specchio della natura (1986), La filosofia dopo la filosofia (1989), gli Scritti filosofici (due volumi del 1993 e 1994), La svolta linguistica (1994), Scritti sull’educazione (1996), Una sinistra per il prossimo secolo (1999), Conseguenze del pragmatismo (1986).
Il volume raccoglie dei saggi in cui l’autore introduce un modello di analisi filosofica che rappresenta la revisione critica del concetto di verità e del suo ruolo nella cultura umana. Rorty analizza le tesi di Donald Davidson, Robert Brandom, Jacques Derrida, Jürgen Habermas, Hilary Putnam, John Searle, Charles Taylor e respinge la nozione di verità come corrispondenza ovvero conformità al dato dell’esperienza immediata. Rorty riporta la conoscenza ad un contesto di ragioni, inferenze e argomentazioni, come fattori essenziali per individuare un evento cognitivo in un processo mentale. L’autore affronta inoltre determinate questioni del femminismo d’oggi e si esprime su problemi concernenti i diritti umani e le differenze culturali. Egli si mostra quale paladino ragionevole ma appassionato della tolleranza e dell’inclusività delle società liberali. E lo fa “non in nome di un’idea normativa di razionalità o della superiorità di una determinata cultura morale, ma del sentimento e della creatività, dell’autoespressione e della forza motivante dell’immedesimazione.” |
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∙ Hilary Putnam, Mente, corpo, mondo, Il Mulino, 2003
L’autore, uno dei più noti filosofi contemporanei, ha insegnato Matematica, Filosofia della Scienza e Logica matematica in diverse grandi università americane, fino ad Harvard, dove è professore emerito. Tra le sue opere tradotte in italiano: Verità ed etica (1982), Ragione, verità e storia (1985), Mente, linguaggio e realtà (1987), La sfida del realismo (1991), Matematica, Materia e metodo (1995), Rappresentazione e realtà (1995), Realismo dal volto umano (1995), Rinnovare la filosofia (1998).
Il libro affronta alcuni dei problemi classici della riflessione filosofica di ieri e di oggi: il rapporto fra percezione e realtà, fra mente e corpo. E’ possibile la verità oggettiva ? Questo interrogativo del realismo è l’incipit della riflessione di Putnam. Di qui egli muove la critica alle varianti moderne dell’empirismo e dell’idealismo. “Molti filosofi – osserva Putnam- oggigiorno si trovano perfettamente a loro agio o con una concezione realista dogmatica o con una altrettanto dogmatica concezione anti-realista. Da parte mia, sono del parere che il progresso in quest’area di problemi sarà possibile solo se ci si renderà conto che entrambe le concezioni sono ugualmente insoddisfacenti, che ciascuna di esse è fatta ad immagine speculare dell’altra e dipende dall’idea che l’altra sia l’unica alternativa.” Putnam allora propone, in una reinterpretazione originale del pensiero di W. James e J. L. Austin, un’alternativa che egli chiama ‹‹ realismo naturale ››. Successivamente passa ad esaminare il problema dell’interrelazione di mente e corpo, per la quale offre un’opzione personale che richiama Wittgenstein. Lo studioso affronta infine due tematiche molto dibattute nell’attuale filosofia della mente: il ruolo della causalità nel comportamento umano e quello dell’esperienza qualitativa in relazione al problema della coscienza. |
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∙ Antonio R. D’Amasio, L’errore di Cartesio, Adelphi, Milano, 1995
L’autore è nato a Lisbona; si è laureato in medicina , è professore di neurologia ed è preside del Dipartimento di neurologia presso il College of Medicine della University of Iowa, nonché professore incaricato presso il Salk Institute for Biological Studies di La Jolla. Grazie alle sue ricerche sulla neurologia della visione, della memoria e del linguaggio, e ai suoi contributi allo studio del morbo di Alzheimer, è diventato famoso in tutto il mondo. Ha scritto anche altri due importanti volumi, tradotti in italiano per l’Adelphi, Emozione e coscienza (2000), Alla ricerca di Spinoza (2003): si segnalano anche come ulteriori approfondimenti e sviluppi delle problematiche trattate nel testo sopramenzionato.
Lo scienziato affronta il problema della separazione drastica fra emozione e intelletto, annoverandone la radice in quella visione di Cartesio che è stata per secoli oltre che criterio ispiratore della ricerca un principio speculativo inviolabile. D’Amasio dimostra che alla luce delle attuali indagini sul cervello e dell’analisi di casi clinici, quella separazione cartesiana è un errore . Le ricerche sembrano convergere sull’essenzialità del valore cognitivo del sentimento. Per “sentimento” D’Amasio intende qualcosa di concettualmente nuovo, introducendo una nuova distinzione fra il sentire di base e il sentire delle emozioni. Con tale studio si compie un notevole passo avanti nel chiarimento neurobiologico della funzionalità emotiva e delle sue strettissime connessioni con l’agire razionale. Il libro si pone altresì come strumento chiarificatore del rapporto tra cervello e coscienza, ambito in cui ancora resta molto da scoprire. |
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∙ Tito Magri ( a cura di), Filosofia ed emozioni, Feltrinelli, Milano, 1999.
L’opera contiene testi di Remo Bodei, Clotilde Calabi, Simone Gozzano, Eugenio Le Caldano e Tito Magri: un lavoro corale teso ad interrogarsi nuovamente sul rapporto tra filosofia ed emozioni. Tale istanza filosofica si nutre dell’apporto della psicologia cognitiva e dei considerevoli progressi delle neuroscienze. Si indagano così la natura delle emozioni come stati mentali, il loro rapporto con la conoscenza ed il loro ruolo come motivi per l’agire, la possibilità che le emozioni siano considerate come stati cognitivi e la questione della razionalità o irrazionalità degli stati affettivi. Vi si problematizza anche il ruolo delle emozioni nelle teorie morale ed estetica e ci si interroga se le risposte emotive possano essere considerate come la base e il criterio dei giudizi d’approvazione o di condanna morale nei confronti delle nostre o altrui azioni. Infine vi si pone la questione se le emozioni possano dare ragione della funzione catartica e della particolare modalità di verità dell’esperienza estetica. L’intento specifico del libro è quello di focalizzare l’attenzione sulla possibilità e sulle modalità di portare a convergenza filosofia, psicologia cognitiva, immaginazione letteraria, vissuto e riflessione personali.
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