LETTURE FILOSOFICHE

 

Bibliografia ragionata

(a cura di Maria  Lupia)

p. 4

∙ Salvatore Natoli, L’esperienza del dolore, Feltrinelli, Milano, 2002.

 

Il dolore costituisce l’esperienza non trasferibile - ma anche non tanto immediata e diretta come potrebbe credersi -  che più d’ogni altra caratterizza l’essere umano nella sua individualità. Questi riesce a vivere la sofferenza, sopravvivendo alla stessa poiché le attribuisce un senso. E’ proprio negli scenari di senso della “tragedia” e della “redenzione”che l’Occidente ha fatto l’esperienza del dolore: due visioni del mondo che fondendosi o neutralizzandosi hanno generato nuove sintesi. Nel mondo d’oggi, l’esperienza del dolore , ormai priva dell’integralità della tradizione, ne avverte però il bisogno di salvezza e la fedeltà alla terra. L’uomo del nostro tempo è diviso tra l’ideologia dell’uomo artificiale e i rischi del futuro: è l’attuale scenario in cui si vive il dolore.

∙Roberto Casati, Achille Varzi, Semplicità insormontabili. 39 storie filosofiche, Editori Laterza, Roma-Bari, 2004

 

Gli autori:

Roberto Casati, direttore di ricerca del CNRS presso l’Institut Nicod a Parigi.

Achille Varzi insegna al Dipartimento di Filosofia alla Columbia University di New York.

 

La filosofia, in quanto sfida che, muovendo dalla semplicità delle cose quotidiane, ne svela la sorprendente complessità, prende corpo in 39 rapide storie. Di esse non si garantisce la veridicità, tuttavia nemmeno la si esclude: eventualità su cui il lettore è invitato a riflettere, in una modalità altra ed intrigante di filosofare.

∙ Richard P. Feynman, Il senso delle cose, Adelphi, Milano, 1999

 

L’autore (1918 – 1988) è uno dei più grandi fisici del nostro tempo, premio Nobel nel 1965.

 

In modo antiretorico e provocatorio Feynman parla del metodo scientifico. Appellandosi  al valore dell’incertezza, in un approccio squisitamente filosofico, sottolinea che ciò non significa abdicare alla ragione in nome di oscure ed inedite forme di conoscenza, ma ritornare alle origini e all’essenza stessa del sapere occidentale. Alla scaturigine del dubbio, inteso come condizione esistenziale di indagine e sperimentazione di nuovi spazi di libertà. “Come scienziato – egli afferma- conosco il grande pregio di una filosofia dell’ignoranza, e so che una tale filosofia rende possibile il progresso, frutto della libertà di pensiero. E come scienziato sento la responsabilità di proclamare il valore di questa libertà, e di insegnare che il dubbio non deve essere temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilità di nuove potenzialità per gli esseri umani .[…] Ammettere di non sapere e mantenere sempre l’atteggiamento di chi non sa quale direzione è necessario prendere ci dà modo di variare, di riflettere, di scoprire cose nuove e di avanzare nella conoscenza di noi stessi, per riuscire a fare quello che veramente vogliamo, anche quando non sappiamo cosa vogliamo”

∙ John Dewey, Come pensiamo, La Nuova Italia, 2000.

 

Il testo afferma il valore di quell’abito del pensiero che normalmente definiamo scientifico: un’attitudine mentale che caratterizza l’integrità originaria della fanciullezza, palesandosi nell’ardente curiosità, nella fervida immaginazione, nell’amore per la ricerca sperimentale.

 

∙Jean-Pierre Changeux, L’uomo di verità, Feltrinelli, Milano, 2003

 

L’autore, membro dell’Académie des sciences, è docente al Collège de France e all’Institut Pasteur.

 

L’intento dell’autore è quello di “aprire un dibattito sulla possibilità di ‹‹oggettivare›› le nostre funzioni cerebrali, sull’acquisizione delle conoscenze e la loro comunicazione attraverso il linguaggio”. Per comprendere l’acquisizione delle conoscenze è fondamentale capire i processi neurobiologici necessari alla coscienza. Un primo interrogativo: che cos’è la verità? Esso rimanda alle risposte dei filosofi ed alla definizione contenuta nell’Encyclopedie , dove alla voce “Verità”, Diderot e D’Alembert propongono una risposta semplice e molto sensata che corrisponde all’adaequatio rei et intellectus. Eppure, rileva Changeux, “quanti enunciati conformi a ciò che vediamo si rivelano falsi ad un esame più attento! No, contro ogni apparenza il sole non gira intorno alla terra. E quanti discorsi ben costruiti si caratterizzano per una verità altamente sospetta! […]Oltre all’errore, all’illusione, alle fantasie e ai deliri, si può avere falsificazione cosciente, cioé menzogna,. Chi mente sa di mentire, ma il destinatario delle sue menzogne non condivide necessariamente questa consapevolezza.” La capacità di mentire, tratto distintivo della specie umana, è forse la contropartita della nostra capacità di stabilire la verità?

 

Changeux propone di affrontare questo problema secolare per la riflessione,  attraverso la prospettiva della neuroscienza, nell’incontro di fisiologia e filosofia (impresa non nuova per la filosofia): essa  offre molteplici osservazioni assolutamente nuove e varie  ipotesi specifiche, fonte di nuovi dibattiti e contributo alla conoscenza.

 

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