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LETTURE FILOSOFICHE
Bibliografia ragionata (a cura di Maria Lupia) p. 3 |
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∙Hannah Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano, 2003
La filosofa (Hannover 1906- New York 1975) , allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers, nel 1933 fu costretta ad emigrare in Francia, in quanto perseguitata come ebrea. Dal 1941 insegnò filosofia politica a Chicago e New York. Vasta è la sua produzione . Nella versione italiana si segnalano: Le origini del totalitarismo, (Bompiani, 1982, 2^), Rachel Venhagen. Storia di un’ebrea ( Il Saggiatore, 1988), Tra passato e futuro (Garzanti, 1991), Sulla rivoluzione (Edizioni di Comunità), 1983), La disobbedienza civile e altri saggi (Giuffrè, 1985), Politica e menzogna (Sugarco, 1985), Ebraismo e modernità (Unicopli, 1986), La banalità del male (Feltrinelli, 1992).
In questo classico della filosofia del pensiero politico, oltre trent’anni fa la filosofa si è interrogata su che cosa resti della libertà politica nelle condizioni di benessere economico e pace civile. Forse lo spazio consentito è solo quello angusto della difesa degli interessi materiali o del rituale comportamento elettorale? “Gli assiomi della teoria politica arendtiana si riferiscono a tre condizioni fondamentali della nostra esistenza (nel duplice senso di ‹‹condizionamenti›› e di ‹‹situazioni costitutive››) La prima condizione è l’ambiente naturale, organico e inorganico in cui vive l’uomo, la Terra. L’attività che corrisponde a tale condizione è il lavoro, con cui la specie umana assicura la propria sopravvivenza. Il tipo umano corrispondente è animal laborans. La seconda condizione è l’insieme di artefatti di cui l’uomo si circonda per dare permanenza alla sua vita sulla terra. Questo insieme costituisce il Mondo umano, a cui corrisponde l’attività dell’operare e il tipo dell’homo faber. La terza condizione - difficile da definire, perché è stata travisata nello sviluppo dell’Occidente, e perché il tipo umano corrispondente è trascurabile ( nemmeno i politici di professione che lavorano in politica possono rientrarvi)- è ciò che i Greci chiamano polis, ovvero lo spazio pubblico in cui gli uomini possono entrare in relazione gli uni con gli altri, e conservare la memoria dei loro atti mediante il discorso. L’attività corrispondente è l’agire, nel senso della politeia, e il tipo umano attivo in questo spazio pubblico è quello che Aristotele definisce zoon politikon. Le tre attività compongono la vita activa, distinta dalla vita contemplativa, che si svolge nell’interiorità dei soggetti e non comporta né attività esteriori né relazioni con gli altri uomini.[…] Vita activa non è altro che il tentativo di esaminare le relazioni teoriche e storiche tra queste attività fondamentali. L’intera teoria si conclude nella constatazione della scomparsa della più alta facoltà umana, l’agire, e pone le premesse di una ricerca ulteriore sullo stato del pensiero nella condizione umana.”. Il testo è una lucida, spregiudicata analisi della società di massa ed un’appassionata denuncia della condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, condannato ad una sostanziale solitudine. |
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∙ Piero Bertolini, Educazione e politica, Raffaello Cortina, Milano, 2003
L’autore è docente di Pedagogia generale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Bologna. Ha scritto e pubblicato numerosi volumi che testimoniano il suo interesse per la dimensione teorica della pedagogia e per la prassi educativa. Tra le sue più recenti opere si segnalano: Dizionario di pedagogia e scienze dell’educazione (Bologna 1996), Pedagogia fenomenologia (Firenze, 2001)I bambini giudici della TV (Milano, 2002)
A fronte di una crisi profonda che attraversa la politica, non solo quella italiana – una crisi che significa perdita di motivazioni, rinuncia d’autonomia, dipendenza acritica dall’economia e crescente allontanamento delle persone comuni dalla politica- Bertolini individua nell’educazione la responsabilità di non aver saputo né voluto aiutare la politica, con cui è in stretto rapporto. Motivo per il quale è necessario che le due istanze- politica ed educativa- recuperino il loro senso originario, mediante una comunicazione reciproca tale da perseguire unitariamente un’educazione alla cittadinanza, finalizzata a restituire la capacità di pensare e agire politicamente. Simile traguardo consentirebbe a tutti i cittadini, e particolarmente ai giovani, di riacquisire il gusto per la politica |
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∙Salvatore Veca, Questioni di vita e conversazioni filosofiche, Edizioni BUR, 2005
L’autore insegna filosofia politica all’Università di Pavia. Tra le sue numerose opere si annoverano: Dell’incertezza (Feltrinelli 1997), La filosofia politica (Laterza 1998), Della lealtà civile (Feltrinelli 1998), La penultima parola e altri enigmi ( Laterza 2001), La bellezza e gli oppressi ( Feltrinelli 2002), Il giardino delle idee (Frassinelli 2004).
Il testo, scritto nel 1991, è un invito a condividere con l’autore le nostre personali e ricorrenti questioni di vita,attraverso scorribande filosofiche in episodi ed eventi degli anni Ottanta, che rinviano a “riflessioni sull’identità, sulla giustizia, sull’amore, sul piacere, sulla felicità, sulla bellezza, sull’ecologia” ancor oggi attuali. Il libro, mentre celebra fondamentalmente quell’attività filosofica contrassegnata da passione, onestà intellettuale, rigore e saggezza, critica di contro la filosofia come esercizio oracolare, da guru, dove “conta in primo luogo chi parla, e non cosa dice chi parla”.Veca sostiene la passione per la ricerca filosofica, in quella tensione dalle radici socratiche per l’esame delle nostre questioni di vita e l’esplorazione delle risposte possibili agli ineludibili enigmi della nostra esistenza. |
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∙Ursula Wolf, La filosofia come ricerca della felicità. I dialoghi giovanili di Platone, Raffaello Cortina, Milano, 2001
L’autrice ha insegnato nell’Università di Berlino e Francoforte; attualmente è docente di Filosofia all’Università di Mannheim. Si è prevalentemente occupata di etica, filosofia antica e filosofia analitica.
Ponendosi la domanda “Com’è bene vivere per ottenere la felicità”, la studiosa ricorre ai dialoghi giovanili di Platone, per il quale è proprio con questa domanda che inizia la filosofia. Eppure nella storia del pensiero occidentale una simile domanda è pressoché assente: anche i Greci, dopo averla posta, in breve l’hanno accantonata per investigare piuttosto l’essenza dell’uomo. Ursula Wolf sostiene fermamente che la filosofia deve recuperare la ricerca della felicità come problema di fondo. Il volume va in questa direzione ed offre una lettura dei dialoghi giovanili di Platone, che riesce a “ricostruirne linee-guida e nodi problematici” per ritrovare in quella domanda la ratio dell’intera riflessione filosofica. |
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∙ Salvatore Natoli, La felicità, Feltrinelli, Milano, 2003
L’autore è professore di filosofia teoretica ed autore di numerose opere.
Il testo affronta il tema della felicità come luogo di esperienza e allo stesso tempo come idea : “chi è felice è infatti felice secondo un’idea”. La specificità dell’argomento e il suo collocarsi nell’area d’incontro di fenomenologia e morale, di vissuti individuali e visioni del mondo, conferiscono al testo natura filosofica. Pagine precedenti <<<<<< >>>>>> Pagine successive |