|
LETTURE FILOSOFICHE
Bibliografia ragionata (a cura di Maria Lupia) p. 12 |
|
∙Iacques Schlanger, Filosofia da camera, Feltrinelli, Milano, 2004
L’autore insegna filosofia all’Università di Gerusalemme. Ha scritto numerosi saggi inediti in Italia, fra i quali si distinguono Guide pour un apprenti philosophe (Guida per l’apprendista filosofo ), Sur la bonne vie ( Sulla buona strada )
In questo pregevole e piccolo libro, Schlanger getta un fascio di luce su quella che può essere definita “anima bassa” o “spirito della carne”. E ci svela così l’esistenza, accanto alla grande filosofia, della filosofia “da camera”. Se la sistematicità del pensiero con i suoi grandi temi governa la grande filosofia, nell’altra si sostanzia l’intimità della riflessione attraverso concetti più ordinari e poco esplorati connessi con le manifestazioni concrete dell’esistere, con la fisicità, con la carne, come respirare, tossire, andare di corpo, godere, morire. Sono la nostra realtà più intima, cui dare ascolto, lasciando che ci parli nell’intimità della propria stanza ovvero di noi stessi. “Voglio celebrare la mia anima bassa – Schlanger dichiara- […] Per “anima” intendo qui il complesso delle attività organiche, psichiche e mentali cui si dedicano gli esseri umani in quanto tali.[…] In pieno accordo con Aristotele, ritengo che gli esseri umani (non ) siano (che ) corpi che si realizzano e si esprimono secondo funzioni e funzionamenti diversi. Gli esseri umani non hanno un corpo, sono un corpo; questo corpo non è parte di loro, è interamente loro. Questo corpo svolge attività, che hanno livelli diversi, intimamente connesse tra loro; questo corpo ha delle esigenze che non si possono ignorare; e soprattutto, in questo corpo, il funzionamento organico ha altrettanta, se non maggiore, influenza sul funzionamento psichico e sul funzionamento mentale di quanto lo psichico e il mentale abbiano sull’organico. Quando si ha una gran fame, si smette di filosofare e non si pensa che a mangiare, e questo vale per tutti, anche per gli spiriti più elevati. […] E’ nell’ambito di quest’anima attiva e unificante che distinguo l’anima bassa, l’anima media e l’anima alta.” Solo ascoltando l’anima bassa si può costruire una convivenza più rilassata con se stessi e “ben vivere” |
|
∙John Allen Paulos, Penso, dunque rido. L’altra faccia della filosofia, Feltrinelli, Milano, 2004
L’autore insegna matematica alla Temple University di Philadelphia ed è professore aggiunto alla Columbia University. Columnist per “ABC news”si è reso popolare per il bestseller Innumeracy; la maggior parte delle sue opere sono delle divulgazioni di matematica e dei suoi dilemmi.
Nel libro Paulos s’intrattiene sulla logica (filosofia e matematica), diventandone un buon traduttore, che ricorrendo ad un linguaggio accessibile a tutti, e particolarmente mediante la comicità, le battute, le storielle paradossali, riesce a farci cogliere “il lavorio e l’armonia del pensiero”. La risata generata dall’assurdo cela sovente una sequenza straordinaria di snodi filosofici. L’autore dichiara di voler cancellare quella diffusa sensazione che la filosofia possa essere una sorta di guida per la vita, un ramo della teologia o della matematica ovvero la semplice capacità di essere stoici davanti alle avversità. Il suo intento, di contro, è costituito dalla “specialissima passione del restituire, attraverso il riso, il rigore del ragionamento, del ‹‹rimontare››, passando per parabole, enigmi, aneddoti, giochi di parole, le più ardue teorie filosofiche” |
|
∙ Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001
L’autore (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica. Insegna logica presso le Università di Torino e Cornell. Tra le sue opere si segnalano: Il Vangelo secondo la Scienza (ivi, 1999); Il computer di Dio (Cortina, 2000); La matematica del Novecento (ivi, 2000). Collabora con giornali, radio e televisione. Nel 1998 ha ricevuto il Premio Galileo dall’Unione Matematica Italiana.
In una sorta di dialogo immaginario tra amici seduti accanto a un camino, lo studioso ci narra storie sulle illusioni dei sensi, sulle ambiguità dell’arte, sulle contraddizioni della religione, ma anche sui tranelli della filosofia, sulle insidie della politica, sui rompicapi della logica e le difficoltà della matematica. Queste storie revocano in dubbio la realtà, la verità, l’infinito e la democrazia: nozioni comuni, ma straordinariamente insidiose. Paradossi che “sono dappertutto […] - e – lungi dal distruggerere l’universo […] si limitano a imbarazzare il pensiero con la loro caratteristica essenziale: di essere argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili, o molto probabili ma poco credibili.[…] Aristotele e Russell li hanno temuti come la natura aborrisce il vuoto, cercando di proporne soluzioni più o meno soddisfacenti e utili. Pirrone e Hegel hanno abbracciato le contraddizioni come i kamikaze andavano incontro alla morte, basando su di esse il loro rifiuto della conoscenza e della realtà. Kant ha brandito le antinomie come il cacciatore un fucile a quattro canne, sparando pallettoni sui merli che credono di credere e invece si illudono soltanto di pensare. Kierkegaard ha usato i paradossi come le spinte che si ricevono sul trampolino, per favorire un salto nel vuoto oltre il bordo della ragione. Carroll, Kafka e Borges hanno costruito le loro opere letterarie su girandole di situazioni paradossali, al limite e oltre. Bateson e Watzlavick sono arrivati a considerare paradossale ogni forma di comunicazione umana, fondando su questa visione una singolare terapia psichiatrica.” |
|
∙Alain Badiou, Manifesto per la filosofia, Feltrinelli, Milano, 2001
L’autore (1937), “Maitre de conférance”al Collège International de Philosophie di Parigi è noto in Francia da alcuni decenni come uno dei più acuti ricercatori in campo filosofico e tra i fondatori nel 1967 del “Cercle d’épistemologie” dell’Ecole Normale, che diede vita alla prestigiosa rivista dei “Cahiers pour l’analyse”.
Il libro è un vero e proprio manifesto per la filosofia, una confutazione della diagnosi nietzschiana, la quale considera quella di Wittgenstein una terapia “che uccide il malato”. Badiou ritiene anche “che il montaggio storico di Heidegger dà della storia del pensiero una visione troppo sintetica per essere onesta, che il positivismo logico di Carnap è un’impostura, e così via” . Il Manifesto afferma che la filosofia è possibile, non è al suo tramonto: si tratta bensì della “difficoltà di dover fare, nelle condizioni concrete della nostra epoca, il passo in avanti necessario perché la filosofia continui.” |
|
∙Ermanno Bencivenga, Filosofia istruzioni per l’uso, Mondatori, Milano, 1995
L’autore, nato a Reggio Calabria nel 1950, è ordinario di filosofia presso l’Università di California. Ha insegnato nelle Università di Pittsburgh, Milano, Bologna, Salisburgo, alla Rice University di Houston. E’ autore di vari testi, tra cui in italiano ricordiamo Il primo libro di logica (Torino, 1984) e Tre dialoghi: un invito alla pratica filosofica (Torino, 1988) . E’ direttore della rivista “Topoi”.
Nel testo Bencivenga cerca di spiegare che cos’è la filosofia e “perché vale la pena di ‹‹farla››, non solo per una ristretta élite di mestieranti ma per tutti, perché vale la pena che essa abbia un posto nella vita di ognuno così come ce l’hanno ( o dovrebbero averlo) l’esercizio fisico, la musica o il sesso.” L’autore avverte che “la filosofia è innanzitutto una pratica […] e come ogni pratica va appresa attraverso l’esempio e l’esercizio. Parlarne non serve: occorre farla”, aprendo “la mente al dubbio, alle incertezze più inquietanti, partire dalle cose che esistono per sconvolgerle……”, in una pratica continua.
Pagine precedenti <<<<<< >>>>>> Pagine successive |