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Leducazione del "pensiero del cuore" nellambito della P4C è da considerare ormai unesigenza imprenscindibile con lacquisizione dei risultati forniti dalle ricerche che le neuroscienze cognitive hanno condotto sulla rilevanza del sentimento nella maturazione intellettuale. Si è già detto dello stato carenziale esistente al riguardo nel curriculum della P4C e della necessità di porvi rimedio (Vedi il mio articolo su questo argomento nel CRIF-Bollettino, n° 7/97). Si tratta di affiancare al ben collaudato programma di thinking skills un programma integrativo - tutto da inventare - di feeling skills (abilità affettive), termine che forse non suonerebbe discaro a Lipman. È del tutto ovvio che la premessa indispensabile per la sua realizzazione è latteggiarsi degli insegnanti di fronte alla vita emotiva degli alunni. I sentimenti, comè noto, sono poderose forze motrici dellagire individuale e sociale, avendo la loro base proiettiva nei recessi magmatici della psiche. Essi quindi condizionano in modo determinante anche lapprendimento. La scuola non può né sdegnarli né trascurarli ; deve anzi valorizzarli a far leva proprio su du essi per una incisiva azione educativa. In breve, deve cominciare dal cuore. Il problema sta nellideare gli strumenti didattici idonei a coltivare le feeling (emotional) skills che attivano il "pensiero del cuore". Sarebbe da elaborare e organizzare un progetto che abbracciasse da un lato linsieme delle abilità affettive che si vogliono esercitare negli alunni (un vero e proprio programma di affettività), e dallaltro una serie organica di materiali (racconti di base, manuali per gli insegnanti, testi teorici), opportunamente predisposti e mirati ad obiettivi sia generali che specifici. Si dovrebbe cioè compiere per le abilità affettive lo stesso lavoro di descrizione e di definizione compiuto per le abilità di pensiero. Non si tratta di mappare il cuore umano, impresa proibitiva, ma di individuare ed esplorare aree di sentimenti in cui intervenire con finalità formative. Inizialmente appare utile effettuare una distinzione, sia pur generica, dei sentimenti in positivi, cui va assegnato un posto preminente perché legano gli individui fra di loro rendendo possibili i rapporti umani, e negativi, che separano gli individui rendendo difficili se non impossibili tali rapporti. Tra i primmi possiamo annoverare lamicizia, la simpatia, il rispetto, la fiducia, la speranza, lottimismo, ecc. Tra i secondi lodio, il disprezzo, la collera, linvidia, la vergogna, la paura, lamsia, il pessimismo, ecc. A questa operazione di conoscenza e di analisi svolta sui singoli alunni dovrà seguire la traduzione in pratica del programma di affettività secondo due linee direttrici: di stimolazione e di sviluppo; di messa in ordine e di regolazione. Il punto a) comprende le attività che agevolano nei bambini la libera espressione dei sentimenti, in particolare di quelli positivi, perché esplicano un ruolo dinamico di motivazione allapprendimento e di mobilitazione delle energie intellettuali. Sono attività di gran valore, specie per gli alunni emotivamente disturbati o con una bassa competenza affettiva. Quelle che seguono sono alcune proposte operative per linsegnante.
Indichiamo alcune di queste sfere spirituali:
Ci siamo diffusi su questa prima parte del programma di affettività perché è preliminare e costituisce il presupposto delleducazione affettiva. La seconda parte (il punto b) è dedicata alla messa in ordine e al controllo delle emozioni. Le proposte che seguono concernono appunto lesercizio di tali abilità e i suoi rapporti con la crescita mentale degli alunni. Il fine ultimo è quello di far sorgere in questi la consapevolezza di sé con la costante attenzione introspettiva ai propri stati danimo. Si potrebbe designare tale coscienza dei processi emotivi con il termine di meta-emozione, pendant complementare alla meta-cognizione, la coscienza dei processi cognitivi. Sulla scorta di D. Goleman, avanziamo alcune proposte per lo sviluppo delle seguenti abilità emotive:
Come si vede, in questa seconda parte gioca un ruolo dominante losservazione razionale e non lespressione spontanea dei sentimenti. Lattuazione di essa, ma anche della prima parte, esige cautela e saggezza nellinsegnante, per sfuggire a certi rischi che possono presentarsi. Di questi i più gravi sono : Il mito dello spontaneismo infantile. In omaggio ad esso si consente lo sfogo di qualunque impulso, anche distruttivo e schiavizzante della mente del bambino. È il rischio oggi meno incombente, date le attuali tendenze teoriche e pratiche delleducazione. La repressione rigida. Per un malinteso senso della "norma", vengono respinte nel buio dellinconscio le emozioni socialmente proscritte. Ne risultano individualità frustrate o ribelli. La repressione soft. Il bambino è lasciato libero di esibire le proprie emozioni, ma poi queste vengono svuotate di ogni contenuto significativo per mezzo di un controllo obliquo, ma tenace. La conseguenza è una condotta dellallievo ipocrita e conformistica. Unautentica educazione affettiva cerca di evitare tanto il prorompere degli impulsi quanto il controllo, duro o morbido che sia. Solo così essa può svolgere il suo duplice compito : favorire negli alunni la naturale effusione dei sentimenti e coadiuvarli nel loro sforzo di conoscenza e di presa di coscienza dei medesimi. Ciò implica due tipi di intervento : di promozione e di consapevolizzazione. Questultimo tipo porta naturalmente con sé lentrata in gioco dei processi cognitivi : la riflessione su se stessi, lautocritica, lautocorrezione. Sta qui il nodo cruciale del problema : trovare un punto di mediazione tra la spontaneità e il controllo e incardinarvi la saldatura tra la razionalità e laffettività. Che sono tutte due beni da salvaguardare perché ambedue preziosi : il sentimento dà sapore allintelletto, lintelletto dà finezza al sentimento. Logicità e sensibilità, esprit de géométrie e esprit de finesse cooperano strettamente luno a vantaggio dellaltro, e, in definitiva, della persona umana. Obiettivo primario di ogni programma di affettività è certamente quello di arricchire il cuore del bambino, ma questa ricchezza va poi governata con acume e senso critico, che sono due abilità di pensiero. Tale programma, imperniato sulle feeling skills, non cammina quindi in solitudine, ma in compagnia del programma di razionalità, incentrato sulle thinking skills, perché la scuola educa non le singole facoltà, ma lalunno tutto intero, nellinestricabile intreccio del complesso cuore-mente. Egli consegue così due competenze, sentimentale e razionale, le quali si potenziano e si completano a vicenda, dando vita a un pensiero integrale, a un tempo ragionante e senziente, limpido e mercuriale. Questa simbiosi di cognitivo e affettivo è ormai non più unipotesi teorica, ma una solida conquista delle neuroscienze cognitive : nella struttura unitaria del cervello abita una sorta di "mente bicamerale", e a ciascuna "camera" - diciamo pure emisfero - appartiene una funzione. È pertanto affatto legittimo presumere la corrispondenza del pensiero del cuore e del pensiero della ragione alle due rispettive funzioni degli emisferi cerebrali. A questi, infatti, vengono assegnati due stili di pensiero o formae mentis : al destro quello emotivo-intuitivo (analogico/olistico), al sinistro quello logico-razionale (digitale/seriale). Ma, benché distinti, essi sono di necessità interconnessi e interagenti, dialoganti tra di loro, e operano in perfetta sintonia. Lemisfero emotivo è coinvolto quanto quello razionale nei processi del pensiero, il quale, nella sua realtà bidimensionale, - affettiva e cognitiva - è frutto della loro armonica attività. Il vecchio paradigma, cartesiano, sosteneva un ideale di pensiero scevro degli influssi delle emozioni. Il nuovo paradigma, qui suggerito come il più consono allauspicata nuova visione educativa della Philosophy for children, ci deve indurre a fondere sentimento e logica, il pensiero del cuore e il pensiero della ragione, per garantire lunità e lintegrità del bambino, il padre delluomo.
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