Sharp A

Sharp A., Silenzio e parola in Pixie 

Bruno smette di parlare perché si è reso conto che quello che lui ha da dire non ha nessuna importanza per le persone che gli stanno intorno. "Più loro parlavano ad alta voce e più io parlavo a bassa voce", fino a che, un giorno, Bruno non ha più parlato.

Paulo Freire in Pedagogia degli oppressi parla della "cultura del silenzio". Questa cultura comprende persone che sentono di non avere il potere di controllare la loro vita di tutti i giorni. Sanno che non dovrebbe essere così. Le persone non dovrebbero essere totalmente impotenti. Le persone non dovrebbero vivere sotto il controllo di altri, sotto il controllo dell'alcol o della droga. Le persone dovrebbero essere in grado di esercitare l'auto-controllo e di stabilire autonomamente come impiegare il loro tempo. Private della possibilità di agire come persone, avvertono vergogna, abbassano i loro occhi. A poco a poco, smettono di parlare. Come Bruno, scelgono di non parlare più con gli altri.

Molti bambini e ragazzi, molte donne e molti lavoratori sperimentano questa oppressione. Sanno cosa significa non avere voce nella comunità umana. Vivono in un mondo in cui, anche se parlassero, sarebbero ignorati o semplicemente tollerati. Sanno che le loro parole non cambiano niente. Il discorso dominante è controllato dai maschi bianchi adulti. Bambini, donne e poveri hanno poco o niente da far valere nei discorsi importanti. Questo fatto ha implicazioni tanto politiche quanto intellettuali. Dal punto di vista politico questi soggetti non hanno alcun potere nella società. Dal punto di vista intellettuale, le discipline insegnate nella scuola raramente riflettono le prospettive di bambini, donne, poveri. La filosofia, in particolare, si è caratterizzata come una conversazione, passante per i secoli, tra maschi, maschi bianchi.

C'è un senso preciso in cui quello di Pixie può essere considerato un racconto di liberazione. In esso le cose non vanno come nella società dominante. Pixie presenta il mondo per come dovrebbe essere e non come è realmente. I bambini imparano a scuola a parlare tra di loro, ad ascoltarsi criticamente, a farsi domande tra loro e ad indagare in comune. Il Maestro è un modello di come i docenti dovrebbero essere se fossero ben preparati per la loro professione. Prende sul serio quello che gli alunni dicono e, a loro volta, ogni alunno impara a prendere sul serio i compagni. Egli si interroga con gli alunni su temi di interesse comune. Non elude le questioni filosofiche. È interessato a ciò che è problematico piuttosto che a ciò che è definito. Indaga volentieri con gli alunni, offrendo se stesso come modello di ricerca auto-correttiva. Man mano che il racconto si snoda, questo maestro appare come una persona che veramente rispetta gli alunni come persone, capaci di pensare con la loro testa, in modo ragionevole e riflessivo, a proposito di questioni importanti.

I compagni di Pixie parlano tra di loro tanto quanto parlano col maestro. Parlare sembra essere il modo di lavorare nella loro classe. I bambini imparano l'uno dall'altro, e così pure il maestro. All'interno di questa ricerca comune, Bruno avverte di essere realmente partecipe del processo di indagine del gruppo e sente che quello che ha da dire (sebbene, inizialmente non a parole) vien preso sul serio. Una volta resosi conto di questo, egli decide di riprendere a parlare, come se si fosse svegliato da un lungo sonno. I compagni di Pixie e l'insegnante hanno aiutato Bruno a scoprire la sua personalità e la sua magnifica capacità di linguaggio.

Questo è un modo di vedere il significato del racconto di Pixie. Un altro è quello di interpretarlo come una storia del linguaggio che indaga su se stesso. Bruno (il silenzio) giunge a vedere se stesso nella relazione con Pixie (la parola) come una persona che ha una voce, ha qualcosa da dire e sa come dirla in modo tale che gli altri potranno prenderlo sul serio. La comunità della classe crea un contesto non oppressivo, ugualitario e premuroso in cui Bruno avvia una ricerca sullo stesso linguaggio, sul suo rapporto col pensiero, col mondo e, infine, con se stesso. Una tale comunità gli dà la possibilità di considerare il suo pensiero-come-linguaggio prezioso non solo per lui stesso a per i suoi pari, ma anche per l'importante lavoro della comunità. Un simile processo di ricerca è vincolato a fallibilismo e ragionevolezza e, pertanto, incoraggia l'auto-correzione mentre, contemporaneamente, rinsalda l'auto-stima di ogni membro della comunità.

 


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