...SE UN GIORNO D'ESTATE UN VIAGGIATORE...

Miriam Iacomini

Il IV Corso Nazionale di Formazione Professionale in "Philosophy for Children" si è svolto quest’estate ad Acuto, in prossimità di Fiuggi. Come succede ormai da quattro anni, il corso è stato pensato (non a caso!) come ‘residenziale’: è stato cioè organizzato per poter passare l’intera giornata fino a sera insieme. Si trascorre il tempo tra incontri strutturati - sessioni di lavoro, lezione teoriche, relazioni su esperienze in atto - e momenti d’incontro informale durante i quali il ‘dialogo’ cede il passo alla ‘conversazione’ e di lì di nuovo inevitabilmente si ricade nel ‘dialogo’. E’ infatti negli spazi d’incontro occasionale che si individuano possibili percorsi per una progettualità comune, obiettivi da condividere, ipotesi di lavoro da concertare per poter essere svolte in ‘parallelo’ in diverse realtà scolastiche. Inoltre, è in questi stessi momenti dal tono più confidenziale che certezze, dubbi e insicurezze vengono a porsi in uno spazio discorsivo disteso, e aperto alla possibilità di un confronto costruttivo ‘tra pari’: la distinzione di ruoli tra formatori e frequentanti, così tanto necessaria in sede di preparazione teorica alla P4C, cede il passo ad una comunità di ricerca allargata, la cui finalità è individuare strategie operative per con-cresere attraverso e nella ricerca.

Un corso residenziale, dunque, per fare realmente esperienza di un comune progetto di lavoro e per valorizzare in maggior misura possibile il significato intrinseco del programma di Lipman.

Un corso residenziale … che però non ho potuto frequentare come residente, ma solo come ‘pendolare’. Per fortuna vivo a Roma, e per conciliare esigenze familiari e tensioni filosofiche ho viaggiato. Ogni mattina la sveglia suonava alle 7.15 ca. e mi obbligava a prepararmi per affrontare il traffico, l’autostrada, il tragitto dal casello fin su all’Hotel ‘La Panoramica’ dove alle 9.00 prendeva il via la giornata di lavoro: dalle 9.00 alle 13.00 attività laboratoriali inframezzate da lezioni frontali; dalle 13.00 alle 16.00 pausa pranzo e riposo; dalle 16.00 alle 20.00 di nuovo si procedeva a ritmo di sessioni di lavoro pratico e teorico; alle 20.00 cena e quant’altro. Sono generica sul quant’altro perché, come già detto, io non ‘risiedevo’ e quindi la mia giornata ad Acuto finiva alle 18.00 ca., quando mi rimettevo in macchina per affrontare il viaggio di ritorno, viaggio che, nonostante durasse all’incirca un’ora e mezza, più o meno come all’andata, sembrava decisamente più lungo. La stanchezza cominciava a farsi sentire e il tempo di percorrenza Acuto-Roma diventava oltre che più lungo più faticoso: a stanchezza si assommava stanchezza, mentre nella mente cominciava la rielaborazione dei contenuti giornalieri. Suggestioni, proiezioni e perplessità rimbalzavano nella mia testa fino al punto di ‘distrarmi’ dalla guida: un giorno ho sbagliato strada e solo un cartello fino ad allora mai incontrato mi ha risvegliato dal torpore dei pensieri.

L’impatto con la P4C è stato dunque caratterizzato dall’esperienza del ‘pendolarismo’. Questa condizione, già per me insolita (lavoro a un passo da casa) e per di più grottesca se si pensa che il corso è stato svolto in pieno periodo estivo, ha trasformato l’esperienza della P4C da vacanza-studio in ‘lavoro’-studio, e ciò, a sua volta, mi ha reso particolarmente suscettibile rispetto alla qualità generale del corso. 

In tutta onestà posso dire di non essere rimasta delusa. Infatti, nonostante avessi già letto i racconti prendendo visione anche dei manuali, e nonostante mi fossi documentata leggendo alcuni testi sull’argomento, mi sfuggivano ancora alcune importanti prerogative del progetto didattico di Lipman; prerogative che il corso mi ha aiutato ad individuare. Penso per esempio, alle modalità, tutt’altro che scontate, con la quale condurre una sessione di lavoro in classe; ma penso anche alla progettualità didattica del curriculo, che passa attraverso il potenziamento di competenze specifiche per puntare allo sviluppo delle cosiddette ‘abilità di pensiero di alto livello’. Penso inoltre alla dimensione propriamente ‘filosofica’ del percorso educativo, che permea l’atteggiamento con il quale porsi durante le sessioni di lavoro; ma soprattutto penso alla finalità etico-morale del curriculo.

E’ questo aspetto che, forse più di ogni altro, mi spingerà a sperimentare in classe con i bambini la P4C. Avevo già intuito il potenziale educativo del curricolo relativamente alle esigenze concettuali proprie della logica formale ed informale, ma non avevo colto come la P4C andasse ben oltre: essa mira alla formazione di soggetti ragionevoli poiché in grado di utilizzare il pensiero come strumento per elaborare il quotidiano. E’ il riconoscimento del nesso inscindibile tra attività argomentativa e deliberativa il punto di forza del progetto Lipman. Mi sembra, infatti, che sia proprio la consapevolezza che il pensiero sia il mezzo con il quale agire, che libera la P4C dal sospetto che filosofare con i bambini sia semplicemente un modo per ridare voce, sfogo, spazio e significato alle domande dei bambini. Con la P4C non ci si interroga per rispondere alle domande, non si dialoga per raggiungere un accordo, né si pensa per pensare: si riflette e si discute per implicarsi ‘praticamente’, si fa ricerca per deliberare, scegliere consapevolmente un percorso da seguire contestualmente ad una situazione problematica data.

Educare ad agire nel quotidiano sapendo motivare ragionevolmente le proprie scelte: questa la sfida proposta da Lipman. Si tratta indubbiamente di una provocazione pedagogica che se da una parte mette in discussione le modalità tradizionali della professionalità docente, dall’altra mira alla ridefinizione delle finalità specifiche della scuola. Di una scuola, ben inteso, che non si definisca come agenzia di servizi, ma come istituzione formativa capace di farsi carico dei processi di maturazione della coscienza individuale.

…se un giorno d’estate un viaggiatore s’imbatte nel corso di formazione professionale in P4C incontra una ‘sfida’ che credo valga la pena accogliere.